Non solo cucina giapponese: le alghe e la salute delle api

Hive alive è un mangime complementare per api contenente una miscela di alghe ed estratti di origine vegetale. L’ingrediente fondamentale è il mix brevettato di alghe marine irlandesi.

Nelle diete, siano esse animali o umane, le alghe non rappresentano una componente importante dal punto di vista energetico quanto dal punto di vista dell’apporto di vitamine ed elementi. Tali componenti possono essere deficitari nei suoli e di conseguenza nelle piante terrestri e nelle matrici da loro derivate (nettare e polline). Inoltre, alle alghe viene riconosciuta una azione prebiotica ovvero la capacità di arrivare indigerite nell’intestino favorendo quindi la proliferazione della flora batterica intestinale.

Hive alive è stato abbondantemente testato, sebbene solo uno dei vari articoli citati nella bibliografia scientifica del sito abbia subito il processo di revisione tra pari (peer review).

Il primo test dal punto di vista cronologico è stato effettuato nel 2012 con api in gabbietta, in condizioni di laboratorio controllate e infettate artificialmente con Nosema ceranae. In questo caso le api trattate con l’integratore hanno manifestato una crescita del numero di spore di circa il 56% inferiore rispetto ai controlli, nutriti con solo sciroppo zuccherino. A dimostrare il fatto che l’ingrediente fondamentale del preparato siano le macroalghe, è stato anche effettuato un confronto tra la formulazione con la presenza di queste e senza (quindi con solo gli ingredienti secondari timolo e olio di citronella) evidenziando come la differenza a favore della formulazione con macroalghe, nel ridurre la conta di spore, fosse pari a oltre il 30%.


Successivamente si è passati alle prove in pieno campo, su intere colonie di api. Tale trial1 si è svolto in Grecia nell’arco di due anni e ha coinvolto colonie naturalmente infettate da N. ceranae. Sebbene nel primo anno non si siano notati effetti particolarmente evidenti, in particolar modo riguardo la popolazione adulta degli alveari, combinando i dati di entrambi gli anni l’effetto pare essere più promettente: le famiglie trattate con Hive alive presentavano infatti, alla fine del trial, il 57% in meno di spore nelle api adulte campionate e, contemporaneamente, una popolazione mediamente dell’89% più elevata. Difficile dire quale sia la relazione tra queste due variabili, ammesso che ve ne sia una. Una spiegazione potrebbe essere nella capacità del preparato di inibire la crescita del parassita agendo sulla microflora intestinale attraverso la sua azione prebiotica, favorendo quindi la longevità e la popolosità della colonia. Spiegazione alternativa potrebbe invece essere data da un effetto del preparato direttamente sulla popolazione, che aumentando considerevolmente potrebbe portare ad un effetto diluizione, di fatto riducendo la conta di spore del parassita. Una questione di cui tenere presente nell’analizzare i risultati di questo lavoro è il fatto che tra il primo e il secondo anno i gruppi sono stati rimaneggiati, facendo confluire in un unico gruppo di controllo anche quello che l’anno precedente era un gruppo di controllo positivo trattato con Fumagillina. Considerato che è noto l’effetto paradosso di iperpoliferazione del parassita che questa molecola induce quando non utilizzata in maniera continuativa, questo rimescolamento potrebbe aver penalizzato il gruppo di controllo nel secondo anno, avvantaggiando quindi i gruppi trattati nell’analisi complessiva.


L’effetto sulla popolazione è stato confermato da un altro esperimento, svolto in Francia, che ha messo a confronto due gruppi di colonie, uno nutrito con sciroppo zuccherino e uno con sciroppo addizionato di Hive alive secondo il seguente calendario: tre somministrazioni in estate, due in autunno e due in primavera. L’incremento sembra riguardare principalmente la popolazione primaverile con un incremento che arriva a più del 20% nel secondo anno mentre è più limitata nel periodo autunno-invernale. Tale aumento si è riflesso anche in una maggiore quantità di covata e di scorte di miele e polline nei gruppi trattati, rispettivamente +38% e +40% alla fine dell’esperimento a maggio 2015.


Infine, è stato dimostrato un certo grado di attività nei confronti di Paenibacillus larvae(agente eziologico della peste americana) e di Ascosphaera apis (agente eziologico della covata calcificata). Questa attività è però stata dimostrata, ad oggi, solo in vitro, ovvero in piastre in cui il microorganismo viene coltivato in condizioni di laboratorio. La capacità di esplicare questa attività anche in vivo, ovvero nella covata di ape, è dunque tutta da dimostrare.
In conclusione, il prodotto Hive alive sembra avere una promettente attività nei confronti del microsporidio N. ceranae nonché una buona capacità di promozione della popolosità dell’alveare. Si tenga tuttavia conto che il parametro considerato in tutti i trial per valutare l’efficacia nei confronti dei N. ceranae potrebbe non essere quello più indicativo. Già nel 1984 Fries et al.2 rilevava come la miglior correlazione con la produzione di miele (e di conseguenza, probabilmente, con il miglior benessere complessivo dell’alveare) in colonie infettate con N. apis, si aveva con la percentuale di api infette nel campione piuttosto che con il numero medio di spore negli intestini. Tale suggerimento è poi stato esteso anche allo studio di N. ceranae dal gruppo di ricerca spagnolo che più ha prodotto, in termini scientifici, su questa malattia.

Bibliografia

  1. Charistos, L., Parashos, N., & Hatjina, F. (2015). Long term effects of a food supplement HiveAlive™ on honey bee colony strength and Nosema ceranae spore counts. Journal of Apicultural Research, 54(5), 420-426.
  2. Fries, I., Ekbohm, G., & Villumstad, E. (1984). Nosema apis, sampling techniques and honey yield. Journal of Apicultural Research, 23(2), 102-105.

Articolo a cura di Riccardo Cabbri

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